LA GESTIONE SOSTENIBILE, NEL TAPPETO ERBOSO ORNAMENTALE - FRANCESCA FALDELLA

Pubblicato il 24 settembre 2023 17:22

Ben ritrovati Amici di Sempre Al Verde,

 

Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di fare un’interessantissima chiacchierata, tra l’altro molto costruttiva, con una super professionista del tappeto erboso, Dott.ssa Francesca Faldella, Agronomo e specializzata in gestione di campi da golf, che oltretutto sono anche la sua passione, oltre che ovviamente lavoro. Francesca lavora  in Barenbrug e System Turf, preparatissima e pronta a rispondere ad ogni nostra domanda.

Come sempre, vi rendiamo partecipi della piacevole chiacchierata, conoscendo meglio Francesca Faldella e per rendere la nostra gestione ancora più  consapevole e magari dopo questa lettura più sostenibile.

 

FRANCESCA FALDELLA

LA GESTIONE SOSTENIBILE NEL TAPPETO ERBOSO ORNAMENTALE

 

S.A.V: Prima di cominciare Francesca, sono curioso di sapere che cosa ti ha fatto appassionare a questo settore.

 

F.F : Ho iniziato l’università di Agraria a Torino e l’ho terminata a Pisa, città in cui mi sono trasferita anche per altri motivi, ma dove nel frattempo avevano aperto il centro  ricerche  tappeti erbosi, il CeRTES. Così dopo i primi due anni in cui si studiano le materie base (come chimica e scienza del suolo, economia e fisica etc) fatti a Torino, dovevo scegliere la strada da intraprendere. Essendo molto interessata alle materie relative all’agronomia e al tappeto erboso ho preso a Pisa l’indirizzo di produzione e difesa dei vegetali che mi avrebbe portata a studiare in maniera più approfondita la scienza del suolo, la patologia vegetale, la nutrizione, entomologia, le operazioni colturali etc…insomma come gestire una coltura dalla A alla Z. La coltura finale in cui ho scelto di specializzarmi è stata poi il Tappeto Erboso sportivo e mentre stavo per terminare gli studi universitari ho iniziato il percorso formativo, presso la Scuola Nazionale Golf, e lavorativo come Superintendent, così ho cominciato presto ad entrare sul campo, anche per mettere in pratica quello che avevo studiato, provando sul campo e valutando anche le nozioni scolastiche .

 

L’ agronomia racchiude un po’ il cuore della gestione colturale e quindi il lavoro dell’agronomo, che in passato era colui che doveva gestire la fattoria in tutti i suoi aspetti dalla parte economica , alla parte di campo, spalla a spalla col fattore, gli acquisti e le spese, valutare le tipologie di suoli e le risorse a disposizione per ottimizzarle e non solo per portare a termine il raccolto o la produzione di latte o carne, ma anche in funzione dei cicli colturali futuri, eh sì doveva sapere proprio tutto!! Per fortuna oggi possiamo focalizzarci sulla tematica delle colture o dell’allevamento, senza perdere però la visione d’insieme che è importante.

Quello che mi appassiona è proprio essere il “dottore delle piante”, oltre il fatto che venendo dal mondo del golf, il tappeto erboso è sempre stato presente nella mia vita. Mi piace il fatto di gestire tutti gli aspetti: dall’analisi chimico fisiche alle lavorazioni del terreno, alla semina e al mantenimento… perché poi alla fine noi non raccogliamo mai! Solo i produttori di semente da tappeto erboso raccolgono a fine ciclo, noi che manteniamo possiamo dire di avere un ciclo senza fine.

La passione per il tappeto erboso golfistico nasce anche perché  racchiude un pò tutti gli aspetti di gestione agronomica del tappeto erboso, ci sono aree diverse come i rough in festuca arundinacea o in mix  tagliati a  5 o 6 cm, al fairway in loietto e poa a taglio più basso, diciamo come un campo da calcio amatoriale ma con le sue differenze, per poi arrivare al green di 3 mm in cui cambia tutto, sono un mondo a parte e mi diverto molto a sviluppare piani di gestione in base a dove si trovano, al budget, al clima, alle gare…ovviamente nell’ottica della sostenibilità. Lo confesso…non lavoro mai! Mi diverto 😊 sempre! Anche a dare consigli nei vostri giardini, per questo ho creato il servizio di Turf coaching.

 

S.A.V : Ti piacciono i campi da calcio?

 

F.F: Sì, quando si tratta di tappeto erboso mi piace anche il calcio !

Sto approfondendo ulteriormente la gestione dei campi da calcio professionistici. Anni fa ne seguivo alcuni in Lega D, ed è stata una bella esperienza poter dare soluzioni nelle situazioni di terreni e budget più disparate, perché con budget/personale/mezzi ridotti devi centrare il problema e trovare il modo di risolverlo o ridurlo, è molto importante decidere cosa usare e come usarlo, cosa fare e quando farlo. Possiamo dire che anche in questo caso si può parlare di sostenibilità,  intesa come rendere fattibile una gestione ottimizzando le risorse: se distribuisco o faccio l’operazione giusta non ho sprechi, non uso gasolio a casaccio ma quello che è necessario e cosi via arrivando alla sostenibilità ambientale anche.

Ad esempio  parlando di sostenibilità economica, visto l’argomento di oggi, se  spendiamo 1 euro di concime, bisogna valutare il prodotto che andiamo a somministrare, bisogna capire che tipo di concime è, se è adatto alle esigenze del prato in quel momento. Da qui le domande che prato ho: micro o macroterma? Festuca o loietto e poa, sono a marzo o a giugno, sole od ombra…le domande sono tante. Quindi parliamo anche di ottimizzazione delle risorse, che va a braccetto con sostenibilità economica, gestionale, ambientale…uff quante sostenibilità ci sono!!

Fa molto piacere quando mi dicono ad esempio che riescono a giocare meglio, perché sono riuscita a dare più planarità, perché abbiamo investito in qualche operazione necessaria che può essere una carotatura o un verti-drain (chiodatura profonda) in più o perché si ha un campo più fitto poiché la scelta, dosaggi e metodo applicativo delle sementi e fertilizzanti è stata studiata a dovere e migliorata.

Nei campi da calcio dilettanti ci giocano i bambini o ragazzi, tra cui quelli che iniziano la loro potenziale carriera, i campi devono essere planari e non pieni di buche che aumentano la possibilità di farsi male. Un campo ben tenuto non ha bisogno di rifacimenti a breve termine o di operazioni localizzate invasive e costose. Un’analisi della situazione gestionale ma anche agronomica (incluso quindi il terreno) è importante per trovare i punti deboli e di forza, programmare la gestione ordinaria e straordinaria per poi arrivare a mantenere in maniera efficiente il risultato ottenuto.

Un pò di accortezze, come sensibilizzare il manutentore sul campo, che lo vede e ci lavora tutti i giorni, a gestire in maniera adeguata, formarlo perché capisca meglio quello che fa e cosa può ottenere è un aspetto importante per una società sportiva dilettantistica, proprio per ottenere il meglio dagli strumenti che ha a disposizione. Inoltre è una parte che mi piace molto, sono persone appassionate e ci sono sempre begli scambi sia tecnici che umani.

Nel golf invece è diverso perché parlo con manutentori che della passione ne hanno fatto una professione: i greenkeeper. Parliamo di regolazioni millimetriche dei macchinari, di fisiologia delle piante (lavoro molto con biostimolanti per cui diventa importante capire come lavorano sulla pianta),impostazione dei lavori etc.

 

S.A.V: Quali sono le differenze che hai trovato?

 

F.F: Innanzitutto che i green non sono tutti uguali da gestire in primis per il microclima che si crea: uno al sole e l’altro magari in mezz’ombra. A volte capita che siano stati fatti in momenti diversi perché il golf si è ampliato oppure che ne vengano rifatti alcuni, anche rifare parte del green modificando quindi substrato e varietà cambia tutto, cambia perché negli anni il terreno-substrato si è assestato, è maturato.

Le operazioni su altezze di 3.0-3.5 mm dei green devono essere valutate molto attentamente, cambia di molto se fai un verticut oppure ne fai due incrociati e se sbagli lo vedi subito come ad es. lo scalping.

Sul fairway il taglio è più alto (1.5-2.2 cm), si taglia comunque con una elicoidale a volte si fa un verticut, dipende dalle situazioni, si concimano con granulari e a volte con dei liquidi, e sono più semplici da gestire.

Il taglio è una componente fondamentale per un buon tappeto erboso, nel golf banalmente un taglio incrociato ti cambia radicalmente il sostegno della pallina, come anche modificare l’altezza di taglio. In ambito privato anche la gestione del taglio fa la differenza: gestire correttamente il turno di taglio (un taglio in più fa la differenza), cambiare il verso e le direzioni, regolare l’altezza correttamente.

Nel tappeto erboso golfistico ci sono tanti aspetti tecnici gestionali da integrare e gestire, tra cui il confronto con il greenkeeper per valutare le potenzialità operative del piano che ipotizziamo di fare e questa è la parte che mi piace di più in assoluto e diverte molto del mio lavoro. 

 

S.A.V: Cosa possiamo consigliare ad un privato per quanto riguarda questa pratica?

 

F.F: Una macchina adeguata sicuramente e cambiare spesso la direzione di taglio, parliamo di distribuzione del compattamento. Anche partire dal lato opposto, ad esempio, o se possibile in diagonale per sostenere meglio il peso del trattorino o macchinario,  sempre per un discorso di sostenibilità, ti compatterà meno, distribuisci meglio il peso, quindi meno ristagni, malattie, dry spot, e l’erba non prende sempre la stessa piega.

Guarda quante situazioni possono verificarsi, solo per il compattamento.

La gestione delle infestanti non è semplice, si dice sempre prato fitto meno infestanti, in parte è vero. Partendo dal taglio consiglio spesso di effettuare il taglio con raccolta nel periodo delle fioriture, cosi da ridurre il seme che cadrebbe a terra raccogliendo le infiorescenze, soprattutto nei periodi come aprile, maggio.

L’altezza è un altro fattore molto importante, d’estate va tenuta un pochino più alta per aumentare la resistenza al caldo, mentre nei mesi primaverili ed autunnali più bassa. Nel momento di effettuare operazioni, meglio scendere ancora di più, parliamo di mix in loietto, poa e  festuca sui 3 o 4 cm si riesce già a fare una buona arieggiatura e bucatura. Scendere troppo su festuca non conviene.

L’altezza porta “ombra” al terreno e può aiutare a ridurre, a rendere più difficile, la nascita di infestanti. Non esiste una cosa, un fattore per cui fatto quello stop, sono più aspetti che insieme agiscono su un risultato.

 

S.A.V: Quali sono secondo te, le altezze di taglio corrette ?

 

F.F: Loietto e poa diciamo 4-5 cm, festuca 5 o 6 cm, ovviamente più lo tagli basso più la gestione aumenta, cioè gli devi stare più dietro e quindi si riduce la sostenibilità. Per dare dei valori possiamo dire che un range corretto nella stagione annuale può variare tra i 4 e 6 centimetri,7 cm per me è già alto, lasciando da parte gusti personali, perché vai a creare dei microclimi in certe zone, soprattutto se abiti in un posto umido o zone in ombra, tutto questo sempre immaginando un prato sano e fitto. L’importante è la costanza di taglio, questo non smetterlo mai di dirlo, a prescindere dall’altezza, quindi decidete un altezza che secondo voi va bene con il vostro mezzo, con il vostro tempo che potete dedicare e mantenetela.

 

S.A.V: Il vantaggio di non salire troppo, sarebbe quello di far asciugare anche sotto?

 

F.F: Si esatto, il taglio con raccolta porta via il residuo che non si accumula alla base delle piantine di prato. Se parliamo di una manutenzione perfetta andrebbe arieggiato a primavera e a settembre, se pulito sotto ti puoi permettere di tenerlo più alto, se è questo che ritieni utile. Almeno un’ arieggiatura all’anno andrebbe fatta, proprio per un fatto di pulizia e circolazione aria, in genere si vede bene dopo un’arieggiatura come il prato sembra che respiri.

 

S.A.V: Mulching?

 

F.F: Il mulching è comodo ma ti crea anche una serie di problematiche di accumulo di feltro, se arieggi due volte anno va benissimo, perché il residuo è minimo. Un mulching effettuato con taglio costante dove si asporta poco già è meglio….la costanza è fondamentale e purtroppo è la cosa più difficile.

 

S.A.V: Sicuramente anche  le macchine che si usano nei golf non sono i mulching hobbistici, che molte volte tra l’altro, sono solo adattate allo scopo.

 

F.F: Nel golf il mulching non esiste quasi, ci sono macchinari per il taglio delle aree esterne al gioco (i rough) di tipo rotativo che possono avere il mulching. Sui fairway non si usano perché si usa solo elicoidale e la costanza di taglio qui è fondamentale per avere un residuo minimale che si degrada velocemente, se serve si fa un’arieggiatura.

Bisogna anche considerare il livello di gestione e la cultivar che si vanno a scegliere, ad esempio una bermuda Monaco bisogna tenerla più bassa, circa 1.2-1.5 cm, e fare le arieggiature più volte in stagione, operazione richiesta da tutte le macroterme in generale. Ad uso privato due arieggiature annue sono il minimo sindacabile.

 

S.A.V: Mi parlano di due o anche tre tagli la settimana, corretto?

 

F:F: Diciamo che se concimi poco, quindi riduci azoto e acqua, riduci di molto anche i tagli. Dipende sempre cosa devi tagliare, mix di microterme o macroterma? Perché poi corri il rischio di andare in stress idrico o nutrizionale. In estate le microterme crescono meno e quindi si taglia meno già solo seguendo il loro ritmo, se faccio spoon feeding ogni settimana a base di azoto devo mettere in conto più crescita e più taglio. La domanda è che tipo di gestione è sostenibile per me? La sostenibilità ha molte sfaccettature, non significa usare prodotti biologici, significa fare delle scelte oggettive e adeguate alla mia situazione e nel rispetto dell’ambiente: più tagli = più gasolio ad es. significa valutare gli input, dove e come ottimizzarli per arrivare ad avere il tappeto erboso migliore che posso ottenere con quelle risorse.

 

S.A.V: Anche la cultivar fa la differenza.

 

F.F: E’ tutto relativo, se parliamo di Monaco, che è un’ibrida Top quality, tagliando  due volte settimana, dando azoto e facendo verticut costante e irrigando con il giusto turno, viene perfetta a livello di gioco e anche estetica  ovvio. Monaco, come le macroterme in generale, hanno minori esigenze irrigue quindi ci possiamo permettere di ridurre acqua di parecchio senza intaccare la qualità, ma non è che se la lasci senza acqua muore, rallenta, si ferma e appena piove o riceve acqua riparte (relativamente a quante settimane la lasci senza acqua e le temperature, ricordiamoci che è tutto relativo, qui non c’è niente di assoluto).  Ho situazioni dove è stata, involontariamente, testata in condizioni di elevatissimo stress,  dove l’acqua in semina era appena sufficiente per la germinazione, è ancora lì dopo due anni e sta chiudendo, lentamente ma chiude.

La bermuda anche un mese senza acqua  va avanti, si “ingrigisce” ma non muore. La gramigna con troppa acqua non cresce bene, si rischia che rallenti l’insediamento perché non ha esigenze elevate e queste vanno rispettate, bisogna sapere cosa si sta seminando. Su macroterme l’acqua si può ridurre di molto, anche del 50%, va educato a ridurla sia il manutentore che la pianta stessa effettuando irrigazioni profonde e pause irrigue lunghe. In una gestione sostenibile bastano tranquillamente una o due irrigazioni settimanali per farla stare bene ed avere un bel prato, sempre ovviamente profonde e turno lungo, ma se si vuole rallentare la crescita basta diminuire ancora l’apporto idrico, ipoteticamente una irrigazione molto profonda ogni dieci giorni e si taglia anche una volta a settimana. Ovviamente non va pompata di azoto tutte le settimane, se si vuole una gestione a bassi input.

 

S.A.V: il problema poi sono le piogge.

 

F.F: Non ha una crescita verticale come può essere una poa o loietto, soprattutto se la tagli bassa. Bisogna stare a 1.5 – 2.0centimetri, si gestisce molto meglio che tagliarla alta. Gli errori infatti più frequenti che vedo sono le altezze di taglio scorrette, sulla Monaco altezze da 1.5 cm predispongono la pianta alla crescita orizzontale, a chiudere quindi. Il concetto è comunque quello, il taglio deve essere costante a prescindere, per avere un bel prato ed il numero dei tagli deve essere tarato in base alla specie,  a quanto si concima, a quanta acqua fornisci. Quindi in una gestione più semplice, sulle macroterme, dovrai dare meno acqua e meno concime.

Sulle microterme fai più fatica a togliere acqua, perché insorgono altre problematiche ma puoi risparmiare un 20/30 %, dipende tutto da che lavoro si fa prima, da come si prepara il fondo, da che terreno si ha di base e che ti portano. Se si crea un bel fondo si può e si dovrebbe arrivare a fare una gestione irrigua con irrigazioni profonde e magari a giorni alterni. L’errore più comune è farlo senza aver valutato se il mio prato (tipologia + terreno) sono in grado di essere gestiti cosi, quindi prima devo fare una ”fotografia” della situazione, poi valutare se e cosa posso migliorare per arrivare a fare questo tipo di irrigazione. E’ fattibile? Sì, ma spesso bisogna arrivarci, bisogna abituare la pianta.

 

S.A.V: Ritieni comunque che i famosi 35millimetri di acqua settimanali siano una stima corretta di irrigazione ?

 

F.F: Si, a livello teorico,  o come valore di riferimento,  in estate forse un pochino di più, dipende dalle condizioni.  Anche il vento influisce ad esempio.

Il terreno deve rimanere fresco sotto, così da far pescare alla pianta il necessario. Se invece succede come l’anno scorso che non ha piovuto, probabilmente non basteranno i 35 mm, ma in una condizione diciamo normale, sempre a livello teorico ci si può eventualmente basare su quel dato.  Nel golf usiamo il sensore e ci basiamo su quello e gli irrigatori sono quelli e ci sono i dati di quanta acqua ho all’ora o minuti, nei giardini ornamentali ci sono molte variabili che possono influire, marche , tipologie, distanze tra irrigatori, gestione dei settori. Osservate il vostro impianto, come lavora, mettete i pluviometri, bicchieri quello che volete per valutare uniformità del vostro impianto cosi da imparare a gestirlo e se necessita modificarlo, a volte basta cambiare irrigatore così che cambi la gittata e ho risolto quel famoso punto dove non arriva acqua.

L’importante è gestire bene l’acqua, osservando il prato, imparare ad osservarlo e capire se quei famosi 35 teorici possono bastare o sono troppo o troppo pochi in quel determinato momento. Come ad esempio possono essere troppi ad aprile, possono essere troppo pochi in agosto, dipende dal substrato che si ha a disposizione.

Anche eseguire la campionatura del terreno è molto importante,  effettuare quindi un saggio, incidendo una piramide rovesciata e valutare come è fatto il substrato. Estendiamo anche la valutazione sulla nostra la zona climatica e sulle  specie che abbiamo nel tappeto erboso.  Non per ultimo farei anche una riflessione sul tipo di gestione che intendo applicare, non ho l’acqua, non la voglio sprecare, farò quello che posso, imparando a gestire al massimo le risorse di cui dispongo.

 

S.A.V:A che livello di stress idrico deve essere irrigato un classico mix di microterme?

 

F.F: Ipoteticamente la miglior soluzione sarebbe con il sensore, ma senza apparecchio, quando comincia a cambiare colore, quando la foglia si chiude è ora di effettuare un’altra irrigazione, lo stress è già presente se vedo questi segnali.

 

S.A.V: Così facendo puoi anche individuare le zone che vanno in stress idrico prima e valutare se intervenire in quelle zone o meno.

 

F.F: Il consiglio che do sempre è quello di valutare il prato dopo una pioggia, perché dove ci sono ristagni, il terreno può essere compatto o avvallato e molto probabilmente sarà la zona che andrà prima in sofferenza nei mesi caldi, es si possono creare marciumi.

 

S.A.V: Mi sembra davvero un consiglio  molto utile.

 

F.F: Basta una pioggia normale,  che faccia del ristagno e si va ad intervenire prima in quelle zone. Lo si fa anche in costruzione, andare ad individuare le criticità facendo partire l’impianto o attendendo una pioggia. Tendenzialmente in quelle zone si avrà un terreno compattato o comunque sarà zona problematica, bisognerà bucare o carotare ed inserire sabbia per alleggerire, dipende cosa si ha a disposizione, il top sarebbe carotare e apportare sabbia silicea lavata.

Si può anche effettuare drilling con un trapano, punta da legno diametro 16 e nei fori inserire sabbia silicea lavata e portare a livello.

In prevenzione è sempre  consigliato agire con agenti umettanti penetranti, con una gestione di questi prodotti a calendario per tutto l’anno, ad es.,  fino novembre per aumentare il drenaggio e riprendere poi a marzo per ripristinare la porosità del terreno, tralasciando i mesi più freddi. Nei giardini di solito consiglio agente umettante penetrante anche in estate perché hanno terreni molto duri e non è necessario un idratante a meno che non si abbia un terreno sabbioso allora è diverso.

 

S.A.V: Su un terreno sabbioso, che consiglio possiamo dare?

 

F.F: Su un top soil sabbioso, possiamo  inserire  zeolite, che può ridurre la lisciviazione e trattenere acqua, sempre per un discorso di ottimizzazione e anche risparmio idrico.

 

S.A.V:  Come gestione su una microterma cosa mi consigli?

 

F.F: Magari invece di dare un idrosolubile azotato, diamo un biostimolante, dove fornisco comunque il nutrimento idoneo ma senza attivare la crescita derivata dall’azoto, che tende farla crescere verticale più velocemente.

I biostimolanti a base d’alga, soprattutto a base di Eklonia (come Algaturf plus di Barenbrug), piuttosto che quelli di Ascophyllum (Plantafit di Barenbrug),  non fanno crescere molto in altezza, tengono la pianta più compatta, ma soprattutto la vorano sul metabolismo apportando “ energia pronta” di facile utilizzo.

 

S.A.V: Invece se il terreno ha parecchia sostanza organica, in estate cresce molto, visto la mineralizzazione.

 

F.F: Si, in questo caso, molto importante è la carotatura, apporto di sabbia  e/o bucatura, usare anche microrganismi utili (rizacare o nutrisoil), che usano la sostanza organica come nutrimento.

 

S.A.V. Per chi non lo sapesse, che vantaggi abbiamo nell’apporto di sabbia ?

 

F.F: Nelle carotature aumenta il drenaggio e quindi l’apporto di ossigeno, è un materiale inerte che non si compatta e crea canali in cui acqua e ossigeno possono circolare più facilmente. Questo si traduce in maggiore radicazione e benessere del prato. Il terreno pesante, argilloso, si alleggerisce.

 

S.A.V. Secondo te qual'è la granulometria corretta?

 

F.F: E’ una sola, quella USGA, che ha una granulometria corretta e costante, rimane ferma e non si compatta, inoltre la parte fine è minimale e questo è buono perché sennò i canali di cui parlava prima si chiuderebbero. Pensa a un barattolo in cui metti delle palline da tennis e poi da pingpong, hai degli spazi, e poi aggiungi delle biglie di vetro che vanno in questi spazi….abbiamo bisogno di aria nel terreno!

In caso non si riesca a trovare facilmente, l’importante che sia pulita, se vai a vedere la curva gaussiana, vedrai che se la sabbia è tanto sporca ovvero con troppa parte fine, il rischio è che intasa i canali.

Ovviamente la certificazione USGA è per sabbie adatte alla costruzione dei green, ma la usiamo come parametro di riferimento per valutare anche le sabbie per altri lavori. Nei fairway si usa leggermente più grossa ma con poca parte fine comunque.

 

S.A.V: Secondo te, granulometrie maggiori potrebbero andare bene?

 

F.F: Secondo me no, quella USGA è stata studiata per mantenere i giusti spazi per mantenere aria e acqua, più la metti grande, più drena è vero, ma poi ti va a mancare la particella fine che tiene. Meglio comunque più grande che più fine,  soprattutto che non sia sporca, quindi lavata, diciamo ipoteticamente tra 0/2 o 0/3 ma senza particelle fini. Sui fairway si usa leggermente più grande che sui green, ma il terreno è diverso e anche altezza di taglio del prato è diversa.

Sul green il meccanismo è quello della falda sospesa, l’acqua deve scendere e risalire per capillarità e se mettessi una sabbia troppo grande o troppo fine non risalirebbe e non funzionerebbe il sistema costruttivo. Ma questo è un’altra storia.

Ad un privato che sta per costruire, consiglierei  comunque di valutare bene la qualità  della terra da farsi portare e controllare bene che non  sia un terreno limoso. Parliamo quindi di sabbia per effettuare  le operazioni agronomiche per  migliorare le condizioni del suolo. Occorre anche valutare gli ammendati organici o inorganici, come la zeolite.

Parlando di un terreno erboso sostenibile, la sostenibilità parte  quindi dai materiali e dall’approccio  dalla costruzione. Se ho già costruito posso comunque  provare a migliorare, valutare di ammendare e i materiali che posso usare per questa operazione, che sia humus o torba o altro. In carotatura sconsiglio l’uso del terriccio, direi sabbia, piuttosto sabbia e zeolite.

 

S.A.V: Secondo te, cos’è una gestione sostenibile ?

 

F.F: La gestione sostenibile è valutare tutti gli input che dobbiamo fornire al tappeto erboso in relazione agli obiettivi da raggiungere e ottimizzarli al meglio. Lo studio della situazione quindi è molto importante, se una cosa non serve, non si fa, mentre bisogna fare solo quello che realmente serve e nel momento giusto e con gli strumenti adeguati. Esempio se ho un terreno compattato, ristagni, malattie e devo trattare tutte le volte con anticrittogamico, allora forse meglio investire su una bucatura o addirittura due e sull’ apporto di sabbia silicea.

La gestione sostenibile parte da noi,  trovare un equilibrio tra le quello che sono le risorse a disposizione come acqua, concimi, lavorazioni, in modo da ottenere la massimizzazione delle risorse, utilizzarle in modo efficace cosi da risparmiarle anche, esempio dove ho un terreno poco drenante faccio la carotatura e sabbiatura, uso un umettante penetrante (come FWY ISP Garden Pro), riduco intanto le perdite per percolazione (l’acqua che scivola sulla superficie e non entra nel terreno), miglioro la penetrazione dell’acqua lungo il profilo del terreno, miglioro la radicazione profonda, l’ossigenazione etc etc. quindi quando irrigo la quantità di acqua che do invece di scappare via entra nel terreno e fa quello che deve: dare da bere al prato! Proseguendo e migliorando ulteriormente anno dopo anno arrivo anche a poter fare le famose irrigazioni profonde.

Parlando di numeri alla fine della stagione ho sicuramente usato meno acqua perché quella che ho distribuito è stata utile. Quanta? Bisogna avere un contatore e verificare quanto volume di acqua uso e quanto ne uso dopo aver cambiato la gestione agronomica, è un conteggio stagionale.

Se si riuscisse a far capire di dosare l’acqua e irrigare secondo stagione e in base al fabbisogno reale, secondo me abbiamo già fatto molto. Questa estate mi è capitato spesso di leggere di macroterme irrigate tutti i giorni per decine di minuti…ma se metto una macro per ridurre gli input, perché irrigare come se avessi un mix di micro?

Studiare la situazione, osservare il nostro prato, scrivere anche quello che accade e cercare di diminuire le risorse o almeno provandoci, capire cosa è il nostro limite: il tempo? I soldi? L’acqua? Un terreno argillosissimo?

Parlando di nutrizione concimare tutte le settimane per me è una gestione poco sostenibile, sotto diversi punti di vista di tempo, ambientale…piuttosto due o tre concimazioni granulari a cessione controllata da tre  mesi l’una e copro i sei mesi di attività vegetativa, non perdo azoto in falda (azoto a pronto effetto viene perso per percolazione verticale), il prato sta bene e vado a lavorare con i biostimolanti magari una volta al mese oppure ogni 20 gg. Es Algaturf Plus abbinata a Fillocare consente una gestione preventiva antistress facile da fare, alla portata di tutti e se la volessi applicare ogni 15 giorni va bene, anzi meglio. L’importante è capire che programmando la gestione, posso prevenire molti problemi, non corro dietro al prato e se c’è un evento stressante lo riesco a gestire perché il prato è già in recupero. Se ho uno stress e mi attivo per risolverlo sono in ritardo: devo capire cosa è successo, cercare il prodotto o l’operazione da fare, farla se possibile e ripeterla chissà quante volte, attendere il risultato….

Ipotizzando un programma base invece In sei mesi avrò fatto quindi, due concimazioni granulari e diciamo sei interventi liquidi e soprattutto non corro dietro al prato, prevengo e regolo la crescita perché non uso azoto a pronto effetto.

Io ho lavorato e lavoro moltissimo con i liquidi, in passato sono stata una promotrice dei concimi liquidi, biostimolanti e microrganismi utili  nel golf, sono passata da usare prodotti semplici e strategie spoon feeding ai biostimolanti e microrganismi utili con tempistiche di applicazione molto diverse e devo dire che è diverso lavorare sul metabolismo della pianta o sul rapporto suolo-radice-pianta rispetto a dare solo nutrizionali minerali. Il diavolo e l’acquasanta? Certo che no! Tutto dipende da cosa si vuole, a cosa serve il tappeto erboso che stiamo curando (golf, calcio, giardino, matrimoni…) che tempi di recupero deve avere dopo un evento….il tutto si deve integrare nella gestione più adatta a quel tappeto erboso e al perché è stato fatto. Non c’è un buono  e un cattivo…dipende…

Negli anni sono passata dal dare ogni 15gg l’azoto fogliare a toglierlo completamente per esempio perchè mi sono resa conto che si può fare meglio anche senza azoto, perchè con le alghe alla pianta dai già molto. L’azoto fogliare lo riservo per quando serve una certa risposta.

L’azoto serve per formare molecole che danno energia alla pianta, ma se questa energia la posso far formare anche dando amminoacidi, ed in più creo foglie ricche in acqua e quindi più soggette a patologie, e in più l’amminoacido lo posso dare anche in presenza di malattie, mentre l’azoto molte volte non lo posso dare, quindi posso lavorare per far recuperare il prato, dando prodotti come Algaturf Plus, Fillocare, Defender PK, Planta Fit, che non hanno azoto, ma danno cmq energia alla pianta o inducono risposte difensive o la fanno “lavorare” meglio anche in presenza di malattie.

Cosa dare e come miscelare i prodotti? In questo caso sono tutti miscibili, sono tutti a base organica vegetale, posso lavorare da uno a tre prodotti miscelati insieme, questo per dire che alla pianta arriva molto di più che un solo elemento nutrizionale o due, gli arrivano strumenti per funzionare meglio.

Alla Barenbrug ho richiesto di avere prodotti che seguissero un certo approccio gestionale come Radifit e Plantafit per i campi da golf, per me sono prodotti fondamentali, prima lavoravo con più prodotti, di cui modificavo settimanalmente la miscela in base alle condizioni climatiche e di gioco,  ora mi sono migliorata la vita e quella degli utilizzatori, con meno prodotti in cui ho inserito tutto quello che mi serve per lavorare sul rapporto suolo-radice-pianta, anche questa è sostenibilità, prodotto più efficace, meno trattamenti quindi meno uscite (mezzi, gasolio, tempo), meno smaltimento di confezioni. Questi sono la base a cui aggiungo Fillocare o Rizacare in base ai periodi e alle situazioni oppure Nutrisoil se invece mi trovo con un giardino nuova costruzione o che noto ha bisogno di lavorare sulla fertilità del terreno (capacità di scambiare nutritivi e non solo con le radici). Inoltre li posso utilizzare anche per gestire siepi, aiuole verdi o fiorite e curare in maniera sostenibile tutto il giardino.

La sostenibilità nasce facendo il punto della situazione, capire se posso migliorare qualcosa; quindi ridurre acqua e provare con irrigazioni profonde e scoprire che il proprio terreno le regge oppure scoprire che con le bucature le regge meglio, che se alzo o abbasso di 1 cm il prato ho dei vantaggi oppure no. Facendo passaggi del genere e scoprendo i limiti e migliorando allora diventa una gestione più sostenibile e di maggiore soddisfazione, e potrei dire di minore fatica.

La sostenibilità nasce soprattutto nella nostra testa è un discorso di mentalità, di capire, di provare e di imparare perché alle cose ci si arriva sempre per volontà propria, curiosità, o perchè sei costretto a farlo.

Cosa fare per migliorare la gestione? Quali sono i nostri input e dove posso andare a ridurli o modificarli, queste sono le domande che ci dobbiamo fare e a cui dobbiamo rispondere.

 

S.A.V: Quali sono i benefici dei biostimolanti?

 

F.F: Se vado a dare alla pianta biostimolanti, piuttosto che prodotti semplici, avrò una risposta più lenta in termini di spinta di crescita in altezza, ma più duratura, ad esempio le alghe brune hanno una risposta più veloce e sono degli ottimi antistress perché molto concentrate e ricche di aminoacidi.

Un amminoacido, la pianta, lo produce da sola, ma se lo fornisci tu, consuma meno energia quindi evitiamo alcuni processi interni. L’uso di biostimolanti favorisce un concetto della gestione sostenibile, parliamo sempre di prodotti organici, vegetali, non inquinanti e danno molto di più rispetto a un NPK (azoto fosforo e potassio) liquido classico, che va usato quando serve o almeno nella mia gestione attuale la vedo così.

Nei giardini, consiglio biostimolanti ogni 20/25 giorni da marzo a novembre. Se parliamo di sostenibilità dobbiamo lavorare in prevenzione, dato che i prodotti biostimolanti lavorano sulla fisiologia e metabolismo della pianta dobbiamo partire dalla ripresa vegetativa cosi che la pianta lavorerà supportata. Se poi vogliamo essere più performanti  lo diamo a 15gg, come d’estate o se c’è una malattia o un recupero da fare. Una volta comunque trovato l’equilibrio si può anche stare su un turno mensile.

Lavorare senza azoto mi dà molta soddisfazione, ad esempio un caso di Antracnosi latente l’ho gestita solo con biostimolanti e microrganismi utili fino a che è sparita, la rivediamo solo in certi punti e in certe condizioni. Ovviamente alla gestione nutrizionale è stata abbinata una gestione delle operazioni colturali atte a sfavorire e prevenirne la formazione.. Poi ovvio che se mi serve, lo devo fornire alla pianta.

Ah, importante la base granulare la utilizzo e la consiglio, non vorrei che passasse il messaggio sbagliato.

Si può gestire il prato solo con i liquidi, sì e in genere si valutano le analisi del terreno abbinate alle analisi fogliari per vedere cosa assorbe la pianta e di cosa ha bisogno. Si tratta di un’altra gestione quindi direi di partire dalle cose semplici: una buona base granulare e un minimo di interventi con biostimolanti e microrganismi utili.

 

S.A.V: una base di NPK ci vuole comunque.

 

F.F: granulare si, npk cessione controllata, organominerali. Di solito consiglio gestioni miste, in estate cessione controllata, dura tre mesi, lo dai a fine  giugno e fino ad agosto sei a posto. Parlando di Barenbrug in primavera mi piace molto lo spring&autumn o Barfertile Sport. I concimi a cessione controllata sono sostenibili, con una sola concimazione copri più mesi e l’azoto viene rilasciato lentamente.

Nei golf gestisco utilizzando sia il lenta cessione che cessione controllata, valutando anche il numero di interventi per la somministrazione.

Quindi il risparmiare non vuol dire guardare solo il prezzo al kg, ma anche la performance del prodotto e il complesso della programmazione della stagione.

Sostenibile è programmare e ottimizzare la risorsa.

In estate, invece, mi piace usare Barenbrug Active 15 5 15 a cessione controllata perchè copre tre mesi, di inverno un po’ di più anche quattro e risponde molto bene, sia su fairway che in giardino ed è il nostro prodotto più venduto.

 

S.A.V: Un bilanciato quindi, non il classico concime sbilanciato su potassio.

 

F.F: Si un bilanciato, in primavera non lo uso molto perchè è un periodo dove si spinge di più, allora preferisco lo spring&autumn che è un lenta cessione. Faccio sempre la preparazione, liquido prima e post lavorazione meccanica con biostimolante: RadiFit per me è fondamentale, Algaturf Plus, Defender e microrganismi utili, sono i prodotti che posso consigliare ad un privato che è interessato ad applicare un certo tipo di gestione.

Oppure gestione più semplice con Algaturf Plus , Defender e microrganismi come il Fillocare che ho testato ed uso, così come tutti gli altri prodotti che propongo, e devo dire che sono molto soddisfatta dei risultati, quando chi li usa applicandoli come suggerito ti scrive o dice che vede la differenza…cosa vuoi di più?! ho reso soddisfatta una persona delle sua gestione del prato a prescindere che sia un privato o un professionista.

Sono prodotti che lavorano molto bene in prevenzione e preparazione, aumentando la fertilità del terreno, che è fondamentale.

Quindi per parlare di una vera gestione sostenibile, bisogna partire dal terreno.  

Radifit lo uso molto perchè è ricco di umati ed aumenta la fertilità, con aumento dello scambio cationico al suolo e radicazione.

Se parliamo di sportivo, Plantafit a livello fogliare, visto il suo apporto amminoacidico.

Se il motore sotto funziona il prato sta bene, meno input, meno fatica, meno problemi, quindi la fertilità del terreno è la chiave.

Fillocare funziona, il bacillus insieme al Defender  mi ha dato ottimi risultati con patologie in corso ed aiuta veramente tanto, quindi in un giardino ornamentale direi di tenere sempre in casa  Algaturf plus, Fillocare e Defender pk, l’importante è partire presto ed attuare prevenzione.

 

S.A:V: Facendo quindi il classico esempio di patologia estiva su microterme, cosa consiglieresti?

 

F.F: Il mio obiettivo è non arrivarci, comunque in caso un mix di Algaturf plus, Fillocare e Defender pk.

La migliore strategia, quella sostenibile, è ridurre l’incidenza e rischio della patologia, in caso ridurre l’attacco ed avere un prato che recupera da subito. La differenza è che ad esempio con Rhizoctonia con questi prodotti posso lavorare, mentre con azoto no, perchè favorirebbe la malattia.

L’obiettivo di aumentare la fertilità nel terreno è rendere disponibile alla pianta gli elementi che già sono nel terreno,  sbloccandoli.

Fornire quindi al nostro tappeto erboso una gestione equilibrata tra i concimi, minerali organici e organominerali  aiuterebbe molto  e biostimolanti ovviamente.

 

S.A.V: Curiosando tra i prodotti Barenbrug, ho visto che avete inserito propoli alle alghe.

 

F.F: Si lo abbiamo migliorato, propoli è un disinfettante naturale, un antibatterico, ed è stato aggiunta anche l’ aloe.

Apporta anche microelementi, con Algaturf Plus abbiamo già tutto.

 

S.A.V: Le alghe le usi per via radicale o fogliare?

 

F.F: Entrambe le soluzioni, a me piace miscelarle con il Radifit per un uso radicale anche se ha un assorbimento un pochino più lento però per esempio per siepi e arbusti va bene. Le uso anche con

Planta Fit per risposte fogliari più veloci, soprattutto per tappeto erboso sportivo. Algaturf Plus nei giardini lo uso molto anche come base per Fillocare o Rizacare, cioè i microrganismi utili.

La sinergia che si crea tra Fillocare e Algaturf plus e Defender pk è particolare e sta dando molte soddisfazioni sia su prato che non.

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